domenica 15 gennaio 2012

Tragedia, fisica e una polemica non poi così sterile


Una volta un imbecille mi ha detto: "La tragedia greca? Non mi interessa, è una cosa che non serve a niente". Benissimo, a parte il fatto che questa semplice affermazione rivela grande ignoranza e stupidità. Se qualcuno mi parla di fisica quantistica, ammetto di non saperne nulla, ma non per questo penso che sia inutile e che chi se ne occupa sia un rifiuto sociale. Anzi, se questo ipotetico qualcuno me la provasse a spiegare, sono sicura che mi interesserei all'argomento. Bisognerebbe imparare ad avere davvero rispetto degli altri, di quello che fanno, di quello in cui credono, senza cadere in beceri discorsi sull'utilità di qualcosa o sulla finta superiorità della scienza sulla letteratura. Perché il salto da "la tragedia non serve a niente" a "gli extracomunitari non servono a niente: cacciamoli" è breve. Sto volutamente forzando, ma il disprezzo per gli altri, il non voler comprendere le loro ragioni portano all'estremismo e all'intolleranza. Credo davvero che la cultura possa salvarci da atteggiamenti del genere, e non la cultura da snob che molti millantano, ma la cultura vera, quella che aiuta a mettersi sempre nei panni altrui, che permette di analizzare le cose a fondo senza fermarsi alla superficie, quella che fa pensare in modo libero. E nessuno dice che la fisica quantistica non faccia parte del gruppo. E' stata la tragedia ad ampliare i miei orizzonti, ma questo è un punto di vista parziale perché personale. Non bisogna mai dimenticarlo.

7 commenti:

Sabrina ha detto...

Va bè, ma scusa eh, uno ti dice che la tragedia è una cosa che non gli interessa e non serve a niente e tu gli dai pure retta e te la prendi pure?
Da quando in qua deve servire a qualcosa? C'è e basta. E boh, se hai avuto modo di studiarla sai che, come tutte le cose che sono parte portante della cultura classica o che si rifanno a essa, ha avuto e continua ad avere un peso perché riflette stati d'animo universali, che non smettono di avere un valore anche ai giorni nostri.
Questo qui probabilmente non sapeva manco di cosa stava parlando, tipo boh, gli spaghetti non servono a niente, non mi interessano. No, tecnicamente nè con gli spaghetti nè con la tragedia riesci a isolare un tubo o a riparare le gambe di un tavolo, ma tant'è.
Ma fregatene di affermazioni così vaghe! e se qualcuno dovesse dire "e belin, la tragedia, che due coglioni", bè in parte è un'opinione anche condivisibile! :-D

Damiano ha detto...

Viviamo in una società iper-positivista, che si illude di possedere la formula magica per vivere bene e che crede nella sostanza che il progresso sia la finalità ultima dell'esistenza individuale. E' una vera e propria deriva scientista (non certo da oggi) che comporta però il paradossale accantonamento della teoria a favore della pratica; la santa e riverita pratica. Che poi sia questo tipo di pratica, folle e slegata da tutto, a causare gli orrori della nostra società, poco importa...

Andrea ha detto...

bella questa primavera delle donne del ghetto. vediamo tra quando riscriveranno.:)
nel frattempo un pensiero va a mara che è sempre in un centro di riabilitazione, cercando di vincere la sua battaglia contro la dipendenza da alcolici!

Damiano ha detto...

Una battaglia, quella di Mara, persa da tempo....:D

Anonimo ha detto...

...

Andrea ha detto...

di chi sono i puntini di sospensione???mara sei tu??sei riuscita a scappare dall'isolamento??

Sabrina ha detto...

Hey! Cosa avete contro gli alcolisti???!!!