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lunedì 13 maggio 2013

Mnemotecnica per smemorati



Mi fanno un po' ridere, lo confesso, i richiami all'ordine di Letta ad Alfano e, in generale, ai suoi ministri. Come mi hanno fatto ridere le levate di scudi contro Nitto Palma e la Biancofiore, come se fosse sorprendente fare un governo col Pdl e scoprire che ci sono degli impresentabili. Intendiamoci, non è che non condivida l'ostilità a personaggi di questa caratura; mi stupisce lo stupore. Non ci si butta nel pozzo nero, sperando di uscirne con la faccia lavata. O sbaglio?
Era onestamente un'impresa non da poco resuscitare Berlusconi e, di conseguenza, il suo partito, ormai ridotto ai fedelissimi a orologeria. Eppure, straordinariamente efficace in questo, la strategia del Pd ha vinto tutte le avversità, sorvolando sui processi, sulle cene eleganti, sugli scudi fiscali, sui condoni edilizi, sui tagli alla scuola pubblica, sugli scandali dell'Aquila, sul Lodo Alfano (sempre lui), sulla Bossi-Fini, sugli attacchi all'articolo 18, su tutte le innumerevoli leggi ad personam, sui tagli alla sanità pubblica, sui tagli agli enti locali, sulle promesse mai mantenute, sulle promesse purtroppo mantenute, sulle iniquità fiscali e sulle infinite altre amenità che non posso elencare per ragioni di tempo e di spazio. 
Non parlo poi di cosa ha significato dal punto di vista socio-culturale il ventennio berlusconiano: dal trionfo dell'individualismo anti-etico, all'esaltazione della furbizia ladruncola e ladrona, passando per la scienza del fast-thought, dello slogan preconfezionato e della tv che pensa per te. Il significato dell'intesa Pd-Pdl è epocale e alla sua realizzazione non soggiace affatto l'urgenza di alcune questioni fondamentali (che c'è eccome e c'era anche prima), ma l'istanza autoconservativa di molti del Pd, trasversalmente per una volta, che vedono come il Babau una politica differente e di cambiamento. Cambiamento vero, non sbandierato e utilizzato a fini demagogici.
Poi all'Assemblea Nazionale si può anche andare e non dire nulla, fingendo di aver detto tutto, e si può andare a giustificare l'ingiustificabile nel nome del rispetto di quelle istituzioni mai così calpestate come hanno fatto e fanno gli attuali “alleati”. E si può anche tentare di serrare le fila e stringersi attorno a una manovrina di palazzo, sperando di far passare più tempo possibile prima del Congresso e limitare così il sentimento critico oggi tanto diffuso presso la base. Potranno passare anche trent'anni. Ho la memoria lunga. E non solo io. 

giovedì 9 maggio 2013

Frequentate frequenze



Non so se ve ne siete accorti ma la campagna elettorale, se per qualuno non è mai iniziata, per qualcun altro non è mai finita. Molto banalmente, basterebbe sintonizzarsi sui canali Mediaset per vedere l'invasione mediatica, particolarmente potente in questi giorni, di Berlusconi e i suoi sodali. Due giorni fa la D'Urso ha improvvisato un fine dibattito sull'IMU, stasera, da Del Debbio (l'ex opinionista di Studio Aperto col gatto in testa, per capirci) su Rete 4, Silvio in persona ha promesso in diretta di aiutare una coppia campana in difficoltà e una signora che, disperata, ha occupato una casa popolare e domenica in prima serata andrà in onda un programma significativamente intitolato “La guerra dei vent'anni. Ruby, ultimo atto”. Aspettiamo con ansia una resurrezione, magari Andreotti (io la butto lì), e una moltiplicazione di escort. Sabato poi si terrà l'ennesima manifestazione contro la magistratura in quel di Brescia. Magari avrà copertura televisiva totale.
Attenzione, il piano è chiarissimo e lo preconizzava Nanni Moretti ne “Il Caimano” ormai sette anni fa: attraverso una serie di “battaglie” popolari, come l'IMU, e slogan ad alta digeribilità, il nostro Priapo si propone di portare l'opinione pubblica dalla sua parte nell'impresa di delegittimare la magistratura, cioè uno dei tre poteri dello Stato, e salvare il posteriore. Non esattamente una novità, se la vogliamo dire tutta. Giova però mettere in evidenza che questa prassi mai veramente morta sta prendendo ulteriore vigore.
La novità vera è che stavolta il Pd si rende corresponsabile nella maniera più evidente e intollerabile. Con le proprie mani ha resuscitato un morto e lo ha rimesso nelle condizioni di contare qualcosa, addirittura giungendo all'imponderabile di costruire con lui (o per lui) una squadra di governo. Non dimentico il concorso di colpa di Beppe Grillo, sia chiaro. Ma l'esplosione del suo movimento è espressione delle ambiguità e delle irrisolte contraddizioni del maggior partito di centrosinistra. Lo stilicidio di voti, da sinistra, sarebbe palese anche a un bambino.

Pensare di formare un esecutivo di responsabilità con un personaggio di tal risma significa due cose: o che si crede davvero in una sua estemporanea e sorprendente conversione o che guardare a destra, e alla sua destra, piuttosto che a sinistra è più comodo e conveniente. Comunque sia, aspettiamoci l'apertura del Mar Rosso in diretta tv. Parafrasando uno che ha quasi vinto la morte, ce la siamo cercata.

domenica 5 maggio 2013

La torre d'avorio




Trovo davvero inaccettabile che, dopo la sconcertante sequela di disastri compiuti nelle ultime settimane e, più in generale, negli ultimi vent'anni dalla dirigenza del Pd, si parli di chiudere il congresso e, finanche, di procedere con un'operazione simile, mutatis mutandis, a quella del 2009 quando Franceschini fu reggente e poi candidato alla segreteria. Ma stavolta senza primarie.
Per come si è evoluta la situazione appare più chiaro del sole che l'istinto di autoconservazione stia decisamente prendendo il sopravvento su una lettura onesta e realistica della realtà, che, come minimo, consideri la disapprovazione profonda che viene dalla base, o per lo meno da quella parte di essa che non si è fatta convincere dagli afflati autoassolutori di certi dirigenti, locali e non. Pensavamo davvero di aver chiuso i conti con quella politica paternalistica che impone se stessa al proprio elettorato, forte di una superiorità morale e strategica. Molto supposta, nel nostro caso, laddove il termine va inteso anche come sostantivo. Con la scusa sempreverde dello stato di emergenza, i dirigenti Pd si chiudono a riccio nella torre d'avorio del conservatorismo e di quella vecchia (mala) politica sconfitta sonoramente alle ultime elezioni. Lo strumento privilegiato torna a essere la disciplina di partito, a emblema di una sconfitta politica, intellettuale, identitaria e culturale.

Tra un piano di involuzione e l'altro c'è poi spazio per lo stupore: Biancofiore ricollocata, minacce del Pdl in caso di ius soli, Berlusconi che si propone come presidente di quella superba e incostituzionale perversità che si chiama Convenzione per le riforme. Sorpresa generalizzata. Come se affidare il governo e consegnare il Paese a queste persone avesse mai significato qualcosa di diverso e più nobile. Che si sprechino pure i paragoni con la Resistenza e Badoglio e il compromesso storico. Da tali esimi exempla scaturirono l'8 settembre e il CAF e la relativa impotenza del PCI, tanto per capirci.
Se vogliamo azzardare un confronto, restiamo sull'8 settembre. La confusione, la rabbia, lo sbando di quel giorno sono anche i nostri.

mercoledì 24 aprile 2013

Il governo dei responsabili





La direzione Pd di ieri è stato uno spettacolo ignobile. Diciamolo in tutta franchezza. È stato uno spazio di democrazia e pluralismo solo esteriore, uno specchietto per le allodole, un paravento dietro il quale nascondere decisioni già prese e non più discutibili. Il documento approvato certifica di fatto l'abdicazione rispetto alle prerogative decisionali del partito e mette tutto nelle mani del Presidente della Repubblica, d'altra parte rieletto proprio per questo motivo. Al contempo passa la linea dura. Chi non vota la fiducia al governissimo, che non può essere il governo di scopo di cui si è parlato (al massimo con Silvio si può fare il governo di scópo, con o chiusa), è fuori. Roba da Grillo insomma. Ed è curioso che a proporre questa linea dura sia proprio chi ha visto il M5S come il demonio. Tu chiamale se vuoi affinità elettive.
Ora si va verso qualcosa di diverso. Inutile negarlo. Il governo con il Pdl non è solo una fase incidentale del percorso del Pd: è, purtroppo, la manifestazione più lampante di una direzione politica che guarda al centro e al centrodestra più che a sinistra. Ha vinto insomma quella linea del partito che vede il cambiamento come lo spettro più minaccioso. La stessa linea che è stata sonoramente sconfitta alle elezioni scorse. Ci diranno che sono la responsabilità e l'urgenza del momento a imporre questa scelta, trascurando scientemente le promesse elettorali, le intenzioni di una settimana fa e il buon senso. Si farà un governo con Gasparri, Cicchitto, Santanchè, Gelmini, Mussolini, Scilipoti, Capezzone, Formigoni e compagnia bella. Nel nome della gravità del momento e del rispetto delle istituzioni si farà un governo con chi ha provocato la gravità del momento e con chi le istituzioni le ha calpestate come nessuno mai.
Per divertirci un po' proviamo a indovinare che fine faranno i tanto acclamati otto punti. Cosa sarà possibile proporre a proposito di corruzione, di incandidabilità, di economia verde, della stessa scuola già rasa a zero dalla Gelmini, di ineleggibilità, di falso in bilancio, di diritti, di conflitto di interesse, di redistribuzione del reddito e di più equo carico fiscale? Sicuri di voler rispondere? Siate responsabili. 

martedì 23 aprile 2013

I trasformisti


Dopo mesi passati a denigrarlo e a dipingerlo come il sosia giovane e toscano di Berlusconi, in maniche di camicia, piacione e pop, ora tutta la dirigenza Pd si scopre favorevole a Renzi. Da Franceschini a Letta, passando per Orfini, il bersaniano di ferro, e D'Alema, il berlusconiano più attivo, gli abili strateghi che hanno condotto alla rielezione di Giorgio Napolitano sparano i botti a sorpresa. Devono aver rivisto Zelig di Woody Allen. 
Ora, trascurando il fatto che bruciare così l'unica personalità del Pd che ha dimostrato di godere di un largo consenso popolare è un'idiozia che corona degnamente questi ultimi giorni, mi pare che questa pioggia di trasformisti confermi la responsabilità attiva, e non solo indiretta o morale, del sindaco di Firenze nel disastro presidenziale. D'altra parte non è affatto escluso che tutta questa manovra non sia motivata dalla volontà di screditare e affossare definitivamente il buon Matteo. In ogni caso, la questione assume i contorni del grottesco, se si pensa alla rottamazione. Se la stessa dirigenza rottamanda incarica il rottamatore, dove va a finire l'unico punto accettabile della proposta politica di Renzi?
Si aprono orizzonti rosei per la sinistra italiana. Da oggi magari potranno convivere amorosamente Rosy Bindi, che con la consueta perspicacia individua nei social network e nella base il problema dei giovani parlamentari piddini che non hanno votato per Marini, Anna Finocchiaro, che la base non sa neanche cos'è, Giuseppe Fioroni, che vorrebbe buttare fuori Civati e tutti quelli che non hanno ceduto alle larghe intese, Massimo D'Alema, che Prodi non l'ha mica pugnalato alle spalle, e tutti i rottamatori, che si fanno rottamare da un gruppo dirigente che non si può più definire impreparato o stolto, ma abbarbicato ai propri scranni, colluso con la destra e ostile a ogni tipo di cambiamento. 
L'ho già detto e torno a ripeterlo: per tutto questo non c'è una soluzione indolore. Il rinnovamento deve investire i contenuti e con essi le persone. Chi si illude che basti un po' di ricambio generazionale, condito da qualche facile slogan elettorale, chiude gli occhi di fronte alla realtà dei fatti. Una realtà fatta di insoddisfazione profonda, di scollamento tra elettori e dirigenza, di bisogno di cambiamento e di rifiuto delle logiche autoconservative e collaborazioniste, di cui le larghe intese saranno la più accecante manifestazione. 

domenica 21 aprile 2013

La serrata




Questa tre giorni di eccellenza politica ha prostrato ogni residua illusione di un autentico governo di sinistra. Emerge in tutta la sua evidenza la realtà di un centinaio di franchi tiratori che non ha tradito affatto la propria vocazione o i propri ideali politici, ma ha semplicemente proseguito su un cammino intrapreso molti anni fa, di cui questa situazione è solo il coronamento più eclatante. L'influenza della frangia inciucista e tendente a destra, quelli di sinistra che odiano la sinistra come li ha giustamente definiti Michele Serra, ha prevalso sulla volontà di rinnovamento degli altri. Hanno prevalso trame vecchissime che prevedevano, tra le altre amenità, l'affossamento etico di SEL, accusato immediatamente di aver votato Rodotà, al quale erano giunti non a caso una quarantina di voti in più, invece che Prodi. Che la prospettiva della fusione dei due partiti abbia spaventato i detentori di un potere inveterato? Che lo scossone dato da Fabrizio Barca abbia fatto pendere la bilancia per la conservazione degli equilibri usati?
Che sia chiaro a tutti, ora le redini del prossimo governissimo le terrà Berlusconi, il quale avrà dalla sua la facoltà di staccare la spina nel momento a lui più propizio, defilandosi quando i sondaggi lo vedranno più che sicuro della sua scontata vittoria. E, in più, sfrutterà a proprio favore questa mossa, mostrandosi del tutto estraneo rispetto ai disastri che il governo inevitabilmente compierà. Il Pd sarà in minoranza sicuramente a livello di forza e forse anche a livello numerico. Siamo entrati in un Berlusconi V de facto.
Non c'è una soluzione pacifica a tutto questo, inutile girarci intorno: al prossimo congresso le diverse proposte politiche, cioè la convergenza con il Pdl e l'aspirazione al cambiamento, dovranno essere messe sul tavolo senza infingimenti e giochetti da quattro soldi. E temo che l'unica strada percorribile sia quella della separazione, perché ritengo esaurito e sconfitto nei fatti il progetto del Pd, così come sancito dallo statuto, tanto bello sulla carta quanto ignorato nella pratica, e perché ritengo altamente improbabile l'unica vera alternativa, cioè la guerra interna con relativa decapitazione di tutto il quadro dirigenziale e di tutti i suddetti capetti di sinistra che odiano la sinistra.
Di certo c'è che non va abbandonata la strada del dialogo con il M5S. E il dialogo dovrà essere sincero e non strumentale anche dall'altra parte: se la risposta sarà il muro offerto finora, il Movimento non uscirà mai dalla sua spirale autorefenziale e autoritaria, di cui la struttura interna non è che la più eloquente manifestazione. Coloro che davvero non vogliono più assistere, con rabbiosa impotenza, alle serrate del potere e alla chiusura del Palazzo nei propri meandri melmosi utili solo all'autoconservazione dovranno fare un passo insieme nella stessa direzione. A Grillo tutto questo marciume fa molto comodo. A quegli eletti animati da buone intenzioni forse un po' meno.
Si dovrà discutere di questi temi al prossimo congresso. E si dovranno prendere serie contromisure. Perché, francamente, vedere Berlusconi governare, anche quando non ha preso i voti necessari per farlo, grazie alla compiacente e felice collusione di un'influentissima parte del maggior partito del - supposto - centrosinistra italiano è ben più che intollerabile.

venerdì 19 aprile 2013

Punto di non ritorno


Pd caos, Bersani si dimette: 'Uno su 4 ha tradito'   101 voti in meno a   Prodi che si ritira. Bindi lascia

C'è chi si dimette per ammissione di colpa, la colpa di non aver saputo gestire un partito ingestibile, riottoso, masochista e venato dai soliti giochini di potere. C'è chi si dimette perché "non responsabile". C'è chi rinuncia alla candidatura, perché di scarpe gliene hanno fatte abbastanza. 
E poi c'è chi resta al proprio posto, un posto che non merita perché da quattro lustri colleziona sconfitte, inciuci e trame oscure da cui esce sempre misteriosamente impunito. E c'è chi a rinunciare alla candidatura non ci pensa neanche. 
Finché D'Alema, la Finocchiaro, Letta, Fioroni, Franceschini e la loro allegra comitiva, che farebbe impallidire la P2, non si faranno da parte e non si prenderanno gli insulti che meritano, non basteranno le dimissioni degli altri. 
Forse la cosa che non è chiara a questi maestri della strategia politica è che da qui non si torna indietro. Questa è la formattazione del Pd, che sconta nella maniera più tragica, oltre alla malafede di molti, le irrisolte contraddizioni interne. Questo è il punto di non ritorno, perché chiunque succederà a Bersani sa che non potrà più ignorare la volontà dei suoi elettori e della base. Cambia il modo di fare politica e cambia nella maniera più dura e drammatica per il Paese. Si ripartirà necessariamente da coloro che hanno fatto resistenza ieri e che non hanno tradito oggi, che per fortuna non sono pochi e che, non a caso, sono il frutto bellissimo delle primarie per il Parlamento. Sono gli stessi che hanno dovuto rispondere al telefono e placare l'ira dei propri elettori. A loro è stato chiesto un conto che ai cospiratori non verrà mai chiesto. 
Ci aspettano giorni e mesi, forse anni, di battaglia per cambiare tutto. Non so in che misura, non so in che termini e non so con quante speranze, ma io ci sarò. 

giovedì 18 aprile 2013

Quanto male il Quirinale




Siamo a una svolta epocale. Molto spesso in passato la sinistra italiana ha pagato a livello elettorale errori veri, presunti o arbitrariamente addebitati. Ora per screditare il Pd non c'è neppure bisogno di cercare troppo approfonditamente. Bersani e tutta la dirigenza hanno compiuto un suicidio politico che ha del mirabolante: al contempo sono riusciti a spaccare il partito, spaccare l'intera coalizione, bruciare il proprio candidato, mettersi nelle condizioni di perdere la faccia e il consenso, anche nel caso andasse ora a eleggere il Presidente più rispettabile di tutti i tempi, far diventare il vessillo ideologico di Grillo una persona dalla caratura intellettuale e istituzionale straordinaria e che è stata presidente del Pds e andare a braccetto con Berlusconi, dimostrando di volere l'inciucio più di quanto gli avversari ne cercassero le prove.
Non ci girerò intorno perché non è mia consuetudine e perché la decisione del Pd, di una gravità e di una stoltezza impareggiabili, mi impone di essere molto chiaro: il segretario, e per lui, seriamente, lo dico a malincuore e con rammarico data la strada che era stata intrapresa, e, molto meno a malincuore, la dirigenza intera (da Franceschini a Letta, passando per la Finocchiaro e, of course, D'Alema), con il loro metodo paternalistico e calato dall'alto, da intellighenzia che non può neppure permettersi di definirsi tale, devono rassegnare le dimissioni e fare spazio a chi si è davvero fatto portavoce del rinnovamento interno ed esterno. Si deve ripartire da quella opposizione parlamentare così massiccia e orgogliosa. Si deve ripartire dalle persone che hanno, da subito e senza indugi, scelto di non votare per Franco Marini. Ma non nel nome di una rottamazione aprioristica e solo anagrafica, tanto allettante nella forma quanto vuota nei contenuti. Nel nome della credibilità. Chi andrà a parlare con gli elettori del suo centrosinistra dovrà avere la forza della verità dalla sua e dovrà dire, senza tema di smentita, che a questa impudente e spropositata idiozia non ha preso parte.

sabato 8 dicembre 2012

Batnan, il ritorno

Più volte in questi giorni mi sono interrogato sulle ragioni del ritorno in campo dell'Accalappiascemi. Voglio dire, perché ritirare l'appoggio al governo Monti a dicembre, praticamente a fine legislatura? Insomma, il nostro attuale Presidente del Consiglio ha inevitabilmente perso punti presso l'elettorato ma gode ancora di una fiducia ben salda: nella logica del consenso la nuova discesa libera di B. potrebbe essere una mossa azzardata.
Ebbene, siccome con gli anni ho compreso che nulla di ciò che Batnan ha combinato è stato fatto a caso - come tanti sostengono, postulando una pur evidente demenza senile -, credo che dietro a questo apparente suicidio politico ci sia una strategia, riassumibile in tre punti.

1. Paura della legge sulla corruzione, che, pur nel suo lassismo, dimezzerebbe la pattuglia pidiellina
2. Volontà di andare al voto col Porcellum, che garantisce al Caimano una schiera di fedelissimi pronti anche a morire pur di difenderlo.
3. Volontà di distaccarsi dal governo Monti e dal suo operato (Imu, tasse etc. etc.), addebitando a lui e al suo operato le cause del dissesto economico del paese e costruendo l'ennesima incivile e cialtrona campagna elettorale contro di lui e contro le sue decisioni impopolari. 

Lascio per ultima una considerazione personale. Tutto ciò può funzionare solo con la connivenza di cittadini-elettori irresponsabili e immemori. La classe politica non plasma gli elettori: semmai si verifica il processo inverso. E se lui dice certe cose, vuol dire che noi glielo permettiamo, attraverso un consenso che lui ritiene ottenibile con questi mezzi. Lamentarsi dopo è troppo facile. 

lunedì 20 agosto 2012

crociata

Dal meeting di Cl arriva la sentenza: "riconoscere le unioni degli omosessuali è un male per l'umanità".
Ammettendo per assurdo che sia vero, la chiesa cattolica con tutti i suoi apparati sono un male assai più grande.

venerdì 29 giugno 2012

giornalismo


"Vaffanmerkel" e "Ciao ciao culona", questi i titoli in prima pagina stamattina rispettivamente su "Libero" e "Il Giornale".
Tutti noi probabilmente abbiamo mandato a quel paese Merkel ieri sera, ma da qui ad utilizzare queste frasi come apertura dei principali quotidiani italiani di centrodestra...effetti del berlusconismo!
Poi però non si lamenti la stampa di destra quando assistiamo a scene simili

giovedì 7 giugno 2012

La crociata Lumbard

La Lega salva il deretano al fior fiore della politica italiana: Formigoni, pidiellino di lungo corso, noto sostenitore della causa Comunione e Liberazione (undicesima piaga d'Egitto), crocierista a sua insaputa, Pirellonista ed ecomostrista per svago.
Dopo mafiosi ed energumeni vari, la lista dei salvati (e non sommersi) dai camicioni verdi si allunga sproporzionatamente. Ecco le nuove crociate dei catto-celti. Ecco dove vanno a finire le rivoluzioni. Più o meno dove vanno a finire i Tavolazzi.
E mo' so Tavolazzi nostri!

venerdì 25 maggio 2012

fuori dal mondo


Dai giornali di oggi arrivano notizie interessanti.

Intanto il Vaticano alle prese con una misteriosa fuga di documenti privati di Benedetto XVI. Grande indignazione intorno al Pontefice, istituzione di una commissione cardinalizia e nel giro di pochi giorni risolto il mistero, i documenti erano stati sottratti da Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa. 
Che solerzia! Questi sono i grandi problemi della Chiesa! I preti pedofili invece...ricordo che soltanto pochi giorni fa la Cei ha stabilito che i vescovi non hanno l'obbligo di segnalare alla magistratura i preti sospettati di pedofilia.

E poi il ritorno in grande stile del caimano Silvio insieme al fido Angelino. I due per risollevare le sorti del Pdl, alle prese con un'inarrestabile emorragia di voti, tirano fuori dal cilindro magico una ricetta interessante: all'Italia serve un sistema semipresidenziale alla francese! Ora, tralasciando ogni tipo di osservazione sull'opportunità di un simile cambiamento del nostro sistema di governo, è veramente questa la soluzione che Berlusconi e soci mettono sul tavolo per recuperare voti? Che siano imbecilli non c'erano grossi dubbi, numerose prove hanno dato in tanti anni di politica, ma proporre un nuovo sistema di governo in questo momento di crisi e di antipolitica mi sembra follia allo stato puro. Agli italiano fotte qualcosa del sistema di governo? O forse sarebbe più interessante proporre soluzioni concrete a problemi concreti? Come contrastare la crisi economica? Come salvare posti di lavoro? Come ridurre la disoccupazione?

Insomma, fa piacere notare come il Papa e Silvio continuino a dare dimostrazione di essere vicini alla gente, comprendendo sempre più i veri problemi del paese.

sabato 21 aprile 2012

Sbatti il cognato in prima pagina

"Mai mi vedrete su Facebook".
Ma ora, con una mossa da voltagabbana nello stile del peggior terzopolista, ecco Damiano su Facebook.
E poi ci lamentiamo delle balle dei politici nostrani!!!

 

lunedì 9 aprile 2012

Rosy siamo con te!

In questi giorni di difficoltà, cara Rosy, noi del Ghetto vogliamo esserti vicini.
E per tutti quelli che nel tempo non hanno imparato ad apprezzarti, pubblichiamo un video.
Il vero augurio è che gente come la Mauro e la famiglia Bossi possano affogare nelle merda in cui hanno sguazzato per tutti questi anni. Ma sappiamo tutti che usciranno di scena forse per qualche tempo per poi tornare, come fosse successo niente. Questa è l'Italia, ci si scorda troppo presto.

martedì 3 aprile 2012

'NdranLega

Mi ritorna in mente quel giorno su Raitre. C'era un tizio con degli occhiali improbabili, montatura rossa, una faccia da Pierino che ha alzato la gonna alla suora, uno spiccato accento lumbard e una gran voglia di puntualizzare e replicare, perché non sia mai che passi in prima serata un messaggio che può essere frainteso. Ricordo che i giorni prima di quel giorno si fece un gran marasma, si scatenò un polverone, nel nome del pluralismo e del diritto al contraddittorio.
Oggi sarà un gran giorno per quelli che, come me, si ricordano quei giorni. Saranno pochi. E c'è anche poco da esultare.

mercoledì 15 febbraio 2012

tappatele la bocca

"Gli uomini delle forze dell'ordine anche se sbagliano non sono mai assassini".
Questa l'illuminata affermazione di Daniela Santanchè.
Ecco, se c'è qualche uomo delle forze dell'ordine all'ascolto, lo invito a prendere a legnate in fronte la signora Santanchè. Tanto per lei non sarà un problema!

venerdì 3 febbraio 2012

trenitalia

Per il recente ed ennesimo aumento dei biglietti, per l'ottima gestione di questi giorni di neve e gelo e per altri millanta motivi, vogliamo tutti in coro mandare in culo trenitalia???
VAFFANCULO TRENITALIA!

domenica 15 gennaio 2012

Tragedia, fisica e una polemica non poi così sterile


Una volta un imbecille mi ha detto: "La tragedia greca? Non mi interessa, è una cosa che non serve a niente". Benissimo, a parte il fatto che questa semplice affermazione rivela grande ignoranza e stupidità. Se qualcuno mi parla di fisica quantistica, ammetto di non saperne nulla, ma non per questo penso che sia inutile e che chi se ne occupa sia un rifiuto sociale. Anzi, se questo ipotetico qualcuno me la provasse a spiegare, sono sicura che mi interesserei all'argomento. Bisognerebbe imparare ad avere davvero rispetto degli altri, di quello che fanno, di quello in cui credono, senza cadere in beceri discorsi sull'utilità di qualcosa o sulla finta superiorità della scienza sulla letteratura. Perché il salto da "la tragedia non serve a niente" a "gli extracomunitari non servono a niente: cacciamoli" è breve. Sto volutamente forzando, ma il disprezzo per gli altri, il non voler comprendere le loro ragioni portano all'estremismo e all'intolleranza. Credo davvero che la cultura possa salvarci da atteggiamenti del genere, e non la cultura da snob che molti millantano, ma la cultura vera, quella che aiuta a mettersi sempre nei panni altrui, che permette di analizzare le cose a fondo senza fermarsi alla superficie, quella che fa pensare in modo libero. E nessuno dice che la fisica quantistica non faccia parte del gruppo. E' stata la tragedia ad ampliare i miei orizzonti, ma questo è un punto di vista parziale perché personale. Non bisogna mai dimenticarlo.